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Scultura "... è arrivata una stella"

Mokurai era il maestro del tempio Kennin.
Era solito dare ai suoi discepoli dei koan per fermare
le divagazioni delle loro menti.
Giunse un giorno al tempio un giovanissimo allievo
desideroso di percorrere l'ardua strada dello Zen.
Mokurai lo scrutò nel profondo dell'animo, poi disse:
"Tu puoi sentire il suono di due mani
quando battono l'una contro l'altra.
Ora mostrami il suono di una sola mano".
Dopo anni di umile pratica e di meditazione,
il discepolo tornò dal maestro e rispose:
"Ho finalmente raggiunto il Suono senza Suono,
ecco quello che mi avevi chiesto".
E si inchinò profondamente davanti a lui.


Mi aveva sempre sconcertato l'enigma presente in questa storia: la ricerca del Suono senza Suono o se vogliamo del Tempo senza Tempo. Era la contemporanea presenza di un'affermazione e della sua negazione che impedivano alla mia mente di trovare una via d'uscita, esattamente lo scopo che si prefigge il Koan, un paradosso impossibile da risolversi con gli strumenti abituali della logica e della razionalità. Intuivo soltanto che alla base c'era un problema di equilibrio forse perduto, forse da riconquistare o forse semplicemente a cui ricongiungersi. Dovevo quindi tentarne la risoluzione con il solo aiuto delle mie mani, allontanandomi dalle seducenti certezze che la mente mi offriva. Utilizzando come strumento la costruzione delle sculture mobili, stavo risolvendo giorno dopo giorno, senza che me ne rendessi conto, la complessità della mia esistenza. Tutto avveniva come nei racconti tante volte letti, mi svegliavo in piena notte dicendo: "Ecco, ho la soluzione!" e correvo in laboratorio a darle forma, ma non era la risposta giusta. Sulla strada intanto venivano abbandonate cose ormai inutili: postulati, dogmi, certezze ed anche i mobiles perdevano progressivamente consistenza. Non so quando sia cominciato tutto ciò, ma un mattino di settembre, guardando una rosa antica nel mio giardino, una "Rosa Chinensis" che vedevo tutti i giorni da chissà quanti anni… ho sorriso, ed ho costruito la mia ultima scultura.


Dopo anni di umile pratica e di meditazione,
il discepolo tornò dal maestro e rispose:
"Ho finalmente raggiunto l'Arte senz'Arte,
ecco quello che mi avevi chiesto".
E si inchinò profondamente davanti a lui.
Da quel giorno si chiamò Mu Jukkey,
Colui che Percorre la Via dell'Arte senz'Arte.

Paolo Mu Jukkey Gondino


che gioia !
…è arrivata una Stella…
dopo l'ultima scultura
la prima scultura

"…è arrivata una Stella…"



Scultura mobile in rame, cristallo Swarovski, foglia d'oro.
Diametro 70 cm. Altezza 30 cm.

Questa scultura racconta di un dono, giunto dopo un lungo periodo di attesa, di preparazione: una gestazione rappresentata dal rame curvato a salire. Proprio al culmine, quando tutte le forze sono ormai esaurite, dall'interno appare l'essenza simboleggiata dall'oro, che offre una Stella. Il cristallo come per magia trasforma la luce, bianca ed invisibile, in arcobaleni restituendo alla vita i suoi infiniti colori. Ma un dono deve essere accettato, accolto da mani attente e rispettose, pronte a riceverlo: è il tenero legno ricoperto da polvere di rame, lo stesso metallo che ha avvolto e protetto l'attesa.

Paolo Gondino


L'ARTISTA: Paolo Gondino nasce ad Alba nel 1954. Sedicenne, inizia a fotografare la realtà che lo circonda, passando poi al segno grafico ed all'elaborazione linguistica. Trova nuove espressività nel campo della scultura ma riesce ad ottenere l'oggettivazione della propria tensione creativa soltanto dopo l'introduzione dell'elemento temporale nelle sue opere. Nascono così le sculture mobili, progettate e costruite a partire dal 1985. I suoi lavori sono presenti in gallerie d'arte, spazi pubblici e collezioni private.
Vive e lavora a Costigliole d'Asti Tel: 0141.961.242
Web: www.paologondino.it

LA CRITICA: Potremmo definire Paolo Gondino un poeta dell'equilibrio. Di fronte alle grandi installazioni di parecchi metri di diametro ed alle intime sculture in cristallo ed oro, si rimane contagiati dalla profonda armonia che esse emanano e che pervade irrimediabilmente lo spazio in cui sono contenute. Ogni opera è una silenziosa poesia narrata dal tempo, dove ciascuno potrà ritrovare e ricomporre quei frammenti della propria anima andati dispersi per la troppa velocità, immergendosi nell'esatto fluire dell'esistenza. Con i mobiles in oro, l'artista va oltre il suo stesso ruolo di interprete della realtà per rivestire quello di umile costruttore di chiavi che soltanto ciascuno di noi saprà quali porte apriranno. Le sculture si trasformano così in segni che indicano il punto di fuga verso cui far tendere lo sguardo e l'artista, libero da ogni dovere creativo, può finalmente farsi carico dell'unico onere concessogli, quello del dito che indica la luna. Ci auguriamo che Paolo Gondino possa serenamente assolvere al compito che sembra essergli stato assegnato ed offrire ai legittimi proprietari le centinaia di chiavi che sono nate e nasceranno dal suo alchemico laboratorio."

Alfredo Righi, storico e critico d'arte
. Firenze, marzo 2003


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