Alberto Zanetti - claun Viki
PICCOLE STORIE DI PRIMAVERA
Stampato nel marzo 2008
Copertina disegnata da Elisa Battocchio, clown Muuu
Copyright Alberto Zanetti - Tutti i diritti riservati
Un assaggio dal libro
Alla Home Page di Clownterapia.it
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"Il filo che tiene assieme i racconti, nella loro diversità, è uno sguardo "primaverile" su alcune situazioni della vita... e tutto questo con la magia delle storie inventate, libere di raccontarci un volto diverso della realtà. La copertina in formato più grande (JPG 183KB)
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Un dono per un dono
Questo libro non ha un prezzo di copertina. Non è nato per la vendita tradizionale, ma per raccontare delle storie.
Eppure è un'occasione per raccogliere risorse per una “cosa buona”.
Con la tua offerta puoi sostenere l'attività e i progetti dei Claun Volontari dell'associazione Viviamo In Positivo VIP Italia onlus e le associazioni confederate sparse in tutta Italia, fra cui VIP Padova [ www.clownterapia.it, www.vippadova.org ]
I Claun volontari VIP sono uniti dal medesimo scopo: portare il sorriso dove il sorriso è più difficile: ospedali, case di riposo, situazioni di disagio, ma anche nelle piazze e nella vita di tutti i giorni.
La storia dei Claun di Viviamo In Positivo è una “piccola magica storia di primavera”
Un dono per un dono: è il mio desiderio per questo libro
Puoi volerlo anche tu
claun Viki - VIP Padova
MARZO
APRILE
MAGGIO
Spedire una lettera non è un’operazione molto complicata.
Beh, prima dovete aver scritto la lettera, ovvio; ma dopo basta che la pieghiate infilandola in una busta che va chiusa per bene; poi vi manca da scrivere l’indirizzo e... non dimenticate il francobollo, mi raccomando. Se per attaccarlo lo leccate sul retro, vi resta il sapore in bocca. A questo punto la lettera può iniziare il suo viaggio mentre voi iniziate ad aspettare la risposta.
Che sia una lettera d’amore, una lettera di protesta, una lettera che parte da un ufficio o una banca, una lettera per chiedere un posto di lavoro o per chiedere scusa: per spedirla dovete fare le stesse cose. E tutte le lettere, ma anche le cartoline, le buste grandi o quelle piccole che vanno bene per gli auguri, proprio tutte, vanno dentro quella cassetta rossa, sul muro della piazza, con su scritto: POSTE.
Semplice, no? Spedire una lettera non è difficile. Ma dopo ... vi siete mai chiesti cosa succede dopo? Dopo si mettono all’opera molte persone, in posti diversi, con orari strani talvolta; si organizzano le spedizioni con grandi sacchi, si raccolgono le lettere divise per città, si fanno i mucchietti per quartiere e via.
E in tutto questo lavoro viaggiano uomini, treni, camion e …. biciclette. Sì, fino a non molto tempo fa, per portare una lettera a casa di chi doveva riceverla, si mettevano in viaggio anche le biciclette.
Gino era un postino e usava la bicicletta. La usava per andare all’ufficio postale, la mattina presto, a prendere il suo carico di lettere, pacchetti e cartoline da consegnare nella zona che gli era stata affidata. E poi, sempre in bicicletta, partiva per le consegne.
Gino si occupava della zona appena fuori la città, dove inizia la campagna e la case si fanno più rade. Pioggia o sole, estate o inverno, Gino il postino faceva il suo giro, ogni mattina, per consegnare ciò che gli era stato affidato. Fino a qualche anno fa questo era il suo mestiere, ed è un lavoro che richiede puntualità e precisione.
Ma quell’uomo, con la bicicletta di colore nero come il carbone e le parti cromate sempre tirate a lucido, la borsa di cuoio fissata davanti al manubrio, quell’uomo magro, con gli occhi chiari, che pedalava alla periferia della città …. lui non era proprio un postino come tutti gli altri. Per Gino quel mestiere era un compito speciale e fin da bambino aveva sognato di fare il postino. Se c’era una lettera che doveva arrivare, una notizia da portare, una casa da raggiungere Gino si sentiva fiero di far arrivare quella lettera.
“E’ questione di fiducia” - diceva sempre - “chi spedisce una lettera e chi la attende devono sapere che si possono fidare di me. E io faccio il mio dovere: porto le parole a destinazione, là dove devono arrivare, con le notizie belle e anche quelle meno belle.”
I suoi colleghi lo prendevano un po’ in giro, perché a forza di fare bene il suo mestiere Gino finiva di consegnare la sua posta sempre dopo di loro. Ma gli altri postini della città non sapevano una cosa importante. Gino il postino molto spesso si inventava le lettere e sbagliava strada. Sapete perché? Beh, in poche parole, Gino faceva finta di dover consegnare della posta a persone che da tanto tempo non ricevevano né lettere né cartoline. Poi quando arrivava a casa loro, si scopriva che la posta nella borsa di cuoio non c’era; beh, certo che non c’era, la lettera era inventata! Ma lui in questo modo aveva la scusa per fermarsi a fare due chiacchiere con chi era solo, nel quartiere. Insomma Gino faceva un errore ma …. un errore proprio giusto.
Ad esempio, talvolta andava da Ernesto. Era un medico in pensione che abitava oltre i binari della ferrovia e quando vedeva arrivare la bicicletta di Gino riusciva a fare uno dei suoi rari sorrisi. Da quando era andato in pensione anticipatamente, a causa di un brutto incidente, Ernesto non era più il medico allegro che tutti ricordavano.
Così Gino, quando era da quelle parti, pensava a lui e deviava con la bicicletta oltre i binari della ferrovia. Ogni volta la stessa storia: Gino annunciava che era arrivata posta per Ernesto, poi faceva finta di non trovarla nella borsa di cuoio e di lamentarsi un po’ con chi aveva preparato il mucchietto di lettere per la sua zona. Ernesto all’inizio pensava alla “posta misteriosa”, annunciata e non arrivata, ma poi quando Gino si fermava un po’ a chiacchierare si dimenticava la lettera, vera o falsa che fosse, e si godeva la compagnia dell’amico postino. E quando c’era davvero posta per Ernesto, erano le rare lettere del figlio andato lontano per cercare un lavoro, in un’altra città. Ma in quei casi Gino non doveva inventarsi nulla e andava da Ernesto …. per motivi professionali.
Altre volte Gino pedalava lungo la strada che costeggiava il fosso, oltre il deposito di legname, e arrivava, pedalando un po’, fino a casa di Anna. L’aveva conosciuta tempo addietro, in una delle poche occasioni in cui lei riceveva una lettera. Anna era una giovane donna, sempre cordiale, con una leggera tristezza che le velava il viso; si muoveva molto poco da casa perché si occupava di sua mamma, Mariapia, che era anziana e malata. Anna perciò non vedeva quasi nessuno; per vivere confezionava vestiti a pochi soldi, perché quello era un mestiere che sapeva fare e non la costringeva a muoversi da casa. Gino andava da Anna, talvolta, e con la solita scusa della posta “inventata”, si fermava a prendere un caffè con lei e salutava la madre, Mariapia, che era stata amica dei suoi genitori, molti anni prima.
E potremmo raccontare di molte altre persone che Gino il postino andava a trovare, inventando una lettera, una cartolina ….. con quel suo metodo infallibile per avere la scusa di fermarsi un po’, per scambiarsi due chiacchiere, in semplicità. Ad esempio il professore di violino che abitava all’ultimo piano di una palazzina in periferia, vicino alla scuola, oppure il calzolaio e sua moglie che faceva delle torte buonissime, e altri ancora. Gino sapeva donare tanto ottimismo alle persone che incontrava ..… perché lui era fatto così, ed era un postino speciale.
Venne il momento in cui Gino non ebbe più l’età per lavorare e, come succede in questi casi, andò in pensione.
Proprio in quegli anni il lavoro dei postini iniziò a cambiare: niente più bicicletta ma uno scooter grigio per fare le consegne, al posto della borsa di cuoio una grande scatola di plastica con coperchio fissata sul portapacchi posteriore e al posto delle solite divise, i postini iniziarono a indossare delle giacche con strisce gialle fosforescenti. Ma - per quel che ci interessa nella nostra storia - del mestiere di postino cambiò soprattutto il modo di gestire il tempo e le ore di lavoro. Anche nella professione del consegnare la posta, come in altri lavori, l’orologio iniziò a farla da padrone: bisogna fare presto, consegnare le lettere rapidamente e bisogna farlo con poche persone. Non sempre fare bene le cose era considerato importante come un tempo. In una situazione così, a nessun postino sarebbe mai venuto in mente di inventarsi una lettera per andare a trovare qualcuno un po’ triste.
Gino apparteneva a un’altra categoria di persone e in fondo fu davvero fortunato a poter lavorare a modo suo, facendo bene il suo mestiere, ma senza fretta. Quando era postino andava per le case e le strade del suo quartiere con la bicicletta e le sue lettere inventate, grazie alle quali poteva prendere un caffè con chi non riceveva né posta, né visite.
Ma la storia non finisce mica qui. Già, perché Gino, quando non fu più postino, si mise dall’altra parte della posta: dalla parte di chi le lettere le scrive e le spedisce. Le istruzioni sono quelle che abbiamo detto all’inizio: scrivere la lettera, metterla in busta e chiuderla bene, scrivere l’indirizzo, leccare e attaccare il francobollo e …. ZAC, dentro la cassetta rossa, sul muro della piazza, con su scritto: POSTE.
E a chi scriveva i suoi saluti il nostro amico Gino? Avete indovinato, vero? I giovani postini si ritrovarono spesso ad attraversare i binari della ferrovia per andare da Ernesto - molto anziano ormai - e consegnargli una lettera che questa volta non era inventata; il postino di zona percorse più di qualche volta la strada lungo il fosso, oltre il deposito di legname, e arrivava, con lo scooter, fino a casa di Anna. E così avvenne con le lettere indirizzate al professore di violino che abitava all’ultimo piano di una palazzina in periferia, con quelle spedite al calzolaio e a sua moglie che faceva torte straordinarie. Per tutti ci fu posta non inventata.
Un po’ alla volta anche i giovani postini capirono il perché di quelle lettere e, quando erano a buon punto col loro giro di consegne, si fermavano a prendere un caffè da Anna, a fare due chiacchiere con Ernesto o il professore di violino, e ovviamente ad assaggiare la torta fatta dalla moglie del calzolaio.
Gino talvolta prendeva la sua bicicletta, ancora buona, e faceva un pezzetto del suo vecchio giro di postino. Tornava nelle strade che aveva percorso per tanto tempo, scegliendo, di volta in volta, come meta, una delle case che negli anni precedenti aveva ricevuto le “lettere inventate”, fermandosi da Ernesto, oppure da Anna e così via.
Ma Gino, postino in pensione, si dedicò soprattutto a far arrivare le lettere agli indirizzi giusti e far viaggiare i postini fino alle case dove era molto utile portare buone “parole a destinazione”, come diceva lui. Questo divenne uno scopo importante per le sue giornate, ora che era in pensione.
Nel periodo della vita che somiglia un po’ all’autunno, Gino col suo cuore e la sua fantasia, inventò un bellissimo modo di vivere come fosse “primavera”, la stagione migliore per i postini.
E se vorrete scrivergli, Gino sarà molto contento di ricevere una vostra lettera. Gliela porterà il postino giovane, con lo scooter e la giacca a strisce fosforescenti.
ARRIVEDERCI
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Il libro può essere acquistato online (scrivere a bombonieresolidali@clownterapia.it)