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Clownterapia in Italia

“Scopo del medico è di intrattenere il paziente mentre la malattia fa il suo corso”
Voltaire




Nel 1997 in Italia, presso l’Ospedale Pediatrico “Anna Mayer” di Firenze, (costruito nel 1884 per opera del Commendatore Giovanni Mayer), è stato introdotto dall’Associazione Clown Aid[1], il progetto pilota “Clown in corsia”.
L’iniziativa, molto apprezzata dai bambini degenti, dai loro familiari e dallo staff medico, ha avuto un suo seguito e così lo stesso progetto “Clown in Corsia” è stato sostenuto in un secondo momento dalla Regione Toscana, dall’Associazione Armonia, dall'Ente Teatrale Italiano (ETI), dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale[2].

Soccorso Clown, così si chiamano i dottori-clown che fanno parte di questo progetto, è un sistema certamente all'avanguardia basato sull'esperienza della Clown Care Unit[3] di New York, che regala un sorriso ad ogni bambino triste e impaurito dal contesto ospedaliero[4]. Il Direttore artistico del progetto, il russo Vlad Olshansky (dottor Bobo), collabora con il fratello Yuri (dottor Mainsbaglia), Direttore generale del progetto nonché supervisore di “Soccorso Clown” e creatore dell'”Olshansky Method”[5].

Yuri spiega: “Con il nostro lavoro entriamo in relazione con il bambino nella sua totalità. Per troppo tempo la medicina si è limitata a prendere in esame solo la parte malata del bambino. Noi ci preoccupiamo invece di valorizzare la parte sana e giochiamo con essa. Attraverso la comicità si sdrammatizzano i trattamenti medici e si riducono paura e ansia, associate alla degenza. Quando i dottori-clown arrivano in corsia, si respira un clima di gioia, sono i bambini ad andare da loro e diventare dei veri protagonisti, il tutto nel rispetto dell’ambiente, senza intralciare il lavoro dei medici, né le terapie”[6].
Vlad è un clown professionista laureatosi al Circo di Mosca, l’unica scuola professionale per clown; è membro attivo della Clown Care Unit e gli è stato affidato il compito di diffondere nel suo paese la professione dei dottori-clown. È stato nominato supervisore dei clown-dottori al “New York Presbyterian Hospital”.

Ecco cosa pensa a proposito di questa iniziativa il Prof. Renato Mastrangelo, Primario della Divisione di Oncologia Pediatrica del “Policlinico Universitario A. Gemelli” di Roma: “Il servizio del clown-dottore di Soccorso Clown è diverso da tutti i servizi simili che sono stati proposti nel nostro reparto... La professionalità e il metodo di lavoro con bambini e lo staff ospedaliero, ha creato un'esperienza molto positiva è una delle cose più intelligenti che ho incontrato dopo anni di lavoro in ospedale”[7].
L’accademia Soccorso clown, in base alla richiesta degli ospedali e delle strutture sociali, forma ogni anno nuovi dottori-clown, scelti anche tra professionisti dello spettacolo.
Ogni membro dell’accademia, è sottoposto a prove di perfezionamento e di “igiene psicologica”, sulla scia del metodo adottato dalla Clown Care Unit del Big Apple Circus di New York, che ha messo a punto uno standard qualitativo cui fanno riferimento tutte le associazioni di dottori-clown.

L’intervento dei clown in corsia ha dimostrato, relativamente ad alcune patologie, una riduzione della degenza, della sofferenza ed un minor uso di anestetici, come nel caso specifico di una biopsia ossea eseguita nell’anno 2002 al Mayer di Firenze su Edlira, una bambina albanese di 11 anni, per la quale è stata utilizzata soltanto un’anestesia locale; la bambina distratta dai giochi delle due “dottoresse-clown antidolore” Giovanna Pezzullo[8], alias dottoressa “Trombetta”, e Ornella Esposito, alias dottoressa “Paciocca”, ha retto senza problemi al lungo e doloroso intervento, sostenuta da una spruzzata di gas esilarante.

Un episodio che Giovanna Pezzullo, 33 anni, milanese racconta così: “In un caso come questo, la preparazione è fondamentale. Tanto più che Edlira non capiva l'italiano, e quindi abbiamo dovuto basare tutto sulla mimica e sulla gestualità. Io e la mia collega siamo stati in camera con la bambina, per entrare in confidenza con lei: abbiamo fatto giochi di magia e gag basate sul conflitto tra i due clown. Quando l' hanno accompagnata nella sala dell'esame, abbiamo continuato a scherzare con lei, facendo suonare gli strumenti medici che le appoggiavano addosso o facendo delle gag con burattini, uno gioco che ha fatto molto ridere Edlira”[9].
A tal proposito il Professore Mario Farnè, docente di Psicologia medica all’Università di Bologna, spiega che, diminuendo lo stress da paura e da sofferenza, si riduce notevolmente anche il bisogno dei farmaci.
I dati parlano di una riduzione del 50% circa della degenza e di un 20% dell’uso di anestetici[10].



Un’altra associazione che opera nel settore, nel nostro paese, è la Fondazione Theodora, che ha iniziato la sua attività grazie al supporto della Fondation Théodora Svizzera, sostenuta dalla UBS Financial Service Group[11], partner internazionale di ogni Fondazione Theodora[12].
La prima “visita medica” di un “Dottor Sogni”[13] si verifica nel Maggio 1985, quando il “Dottor Strettoscopio” ha visitato i bambini ricoverati all’Istituto dei Tumori di Milano. Il 04 Ottobre 1999 la Fondazione Theodora Onlus[14] viene iscritta nel registro delle imprese[15].
I “Dottori Sogni” in Italia sono presenti in diversi ospedali: all’ “Istituto Giannina Gaslini” di Genova, al “San Gerardo” di Monza, negli “Ospedali Riuniti” di Livorno, all’ “Ospedale Infantile Regina Margherita” di Torino presso la “Casa di cura San Raffaele Pisana” e all’ “Ospedale Mandelli” di Roma, all’ “Ospedale San Paolo” di Savona. All’ “Istituto dei tumori”, all’ “Ospedale Sacco”, all’ “Istituto neurologico Carlo Besta”, all’ “Ospedale Buzzi”, al “San Raffaele” tutti con sede a Milano[16].


Nella Regione Umbra, vicino a Gubbio, opera Jacopo Fò con la sua La libera Università di Alcatraz; Fò è un promotore di un appello al Ministero della Sanità per il riconoscimento della dignità terapeutica del ridere[17]. Questa associazione, con il contributo della Regione Umbria, ha ideato un programma per un corso di 600 ore con lo scopo di formare “comico-terapeuti”[18].


Nel 1998 a Bolzano è nata l’Associazione Medicus Comicus; i dottori-clown svolgono il loro servizio nei reparti di pediatria degli ospedali altoatesini di Merano, Bolzano, Bressanone, Vipiteno, Brunico e San Candido. Dopo aver seguito una formazione specifica, portano l’allegria e il sorriso ai piccoli degenti, ai familiari e al personale medico e paramedico che vivono la realtà della corsia ospedaliera. Da diversi anni i dottori-clown di questa associazione (il cui motto è: “il riso fa buon sangue”) collaborano con i Cliniclowns (i piccoli pagliacci) Austriaci[19].


A Cagliari è presente l’associazione Kirighì, fondata da medici, psicologi, infermieri, pedagogisti, terapisti, insegnanti, attori e animatori, che mettono a disposizione le proprie professionalità ed esperienze per far sorridere le persone malate. È un associazione di maghi, giocolieri, burloni, saggi, che portano avanti una terapia di prevenzione del disagio emotivo e sociale. L’associazione è sostenuta dalle quote degli associati, dai contributi pubblici e privati e dalle donazioni spontanee[20].

PICCOLO PRINCIPE
A Mestre Manuela Polacco ha fondato Il Piccolo Principe,
un gruppo di dottori-clown che portano il sorriso nella pediatria dell’ospedale locale. “Noi crediamo –dice Manuela Polacco- che l'accoglienza e la condivisione siano l'unica modalità di un rapporto umano vero. Non basta parlare della sofferenza, bisogna con umiltà e rispetto, condividerla. Noi non salviamo nessuno, ma la nostra presenza nei luoghi di sofferenza è un tentativo di rendere la realtà più accogliente per l'uomo stesso; è un'amicizia carica di gratitudine che per noi nasce nell'incontro cristiano, e ha generato una passione per le persone e il bisogno di riaffermare che la vita è comunque buona e degna di essere vissuta”[21].
I dottori-clown di quest’associazione vestono questi panni anche fuori del reparto di pediatria; hanno infatti portato un po’ di colore nel reparto di chirurgia e nel reparto di ginecologia, dove sono ricoverate le mamme in attesa di partorire e le neo mamme.


Nel 2001 a Biella nasce Il Naso In Tasca, un’associazione di volontariato no profit[22] che opera in diversi reparti dell’ospedale della città. Il 07 Settembre 2003 presso i Giardini Zumaglini di Biella si è tenuta la terza edizione di “Clowntown - Città della gioia”, una giornata dedicata ai bambini e alle loro famiglie. Patrizia Manna, esperta di progettazioni ed eventi con “Clowntown” ha realizzato momenti di gioco, spettacolo e divertimento per bambini di ogni età[23].


Nel 1995 a Milano, nasce la Fondazione no profit Dottor Sorriso istituita da Aldo Garavaglia[24].
I dottori clown: Kerido, Falispa, Calimerò, Martin, Scintilla, Spock, Bombo, Dodo, e le dottoresse clown: Misspancio, Chupa, Pepita, Trilli, Trottola, Tonica e Piumetta sono alcuni dei protagonisti della Fondazione che ogni giorno, a turno, si recano presso gli ospedali pediatrici della città di Milano e provincia per visitare i bambini ricoverati e i loro genitori. Attraverso micro-magie e giochi divertenti tengono su il morale ai piccoli degenti, li fanno sorridere, li coinvolgono in giochi di micromagia. Prima di andar via, i dottori-clown consegnano ai bambini le sculture realizzate con i palloncini colorati e una cartolina ricordo, invitandoli a scrivere una lettera che commenti la giornata trascorsa e ad imbucarla in un apposita cassetta, che si trova in tutte le sale giochi degli ospedali visitati dai “Dottor Sorriso”[25].
I messaggi depositati da questi bambini, ma anche dai genitori, sono sicuramente la prova tangibile dell’effetto positivo che hanno i dottori-clown sui piccoli pazienti.
La piccola Chiara ha scritto: “Gli altri dottori non fanno ridere, anzi ci fanno piangere. Fanno punture, non palloncini. Invece di operare, voi fate giocare. Quel tal dottore non è un granché, ma il “Dottor Sorriso” in simpatia vale per tre. La caposala fa tremare, la dott.ssa Tatì fa giocare”.
Marina, sulla scia dello humour dei “Dottor Sorriso” scrive: “Per la dottoressa Pepita, grazie per avermi ridato la mia appendicite con la forma di cagnolino”.
Riccardo esprime un desiderio, che spetta a noi mantenere nel tempo: “Carissimo dottor Dodo e Bombo, siete i dottori più bravi del mondo e vi voglio tanto bene perché siete simpaticissimi e fate divertire i bambini ammalati e portate tanta gioia e serenità”[26].
L’associazione ideata da Aldo Garavaglia collabora con sponsor che credono fortemente in questa iniziativa e che la sostengono economicamente. Con “Lysoform” nasce l’iniziativa benefica “100 anni per regalare sorrisi” a favore della Fondazione Aldo Garavaglia Dottor Sorriso. Nel Gennaio 2003 la Banca Fineco ha sostenuto l’Associazione con una campagna di solidarietà: “Regala un sorriso ad un bambino in ospedale”, che ha permesso ai clienti di donare un contributo direttamente on-line. Nel Natale del 2002 la società “Galbusera-Dolciaria”, ha devoluto un generoso contributo in favore dell’associazione.
Ma non basta, infatti i “Dottor Sorriso” sono impegnanti anche in attività internazionali: il 24 febbraio 2002, due clown dell’associazione si sono uniti ad una spedizione di circa 20 dottori-clown guidata da Patch Adams in persona, diretta in Afghanistan. Nel Maggio del 1999 il “Dottor Bombo”, insieme ad un gruppo di 25 clown provenienti da diverse parti del mondo guidati da Patch, si è recato tra i bambini del Kososvo, nei campi profughi della Macedonia. Altri clown dell’associazione hanno partecipato ad una missione, diretta da Patch, in Russia.
Nel 2001 il “Dottor Kerido” e la “Dottoressa Gin Gin” hanno preso parte alla spedizione “Rotta in Siberia” questa volta guidati dal fratello di Patch, Wildman Adams. Tra le ultime iniziative dell’associazione va evidenziata la “Missione Sorriso 2003” in Israele e nei territori della Palestina; la missione ha visitato i bambini di Nazareth, Betlemme, Bethania, Hurtas e Gerusalemme[27].
I “Dottor Sorriso”, sono presenti nei reparti pediatrici dell’ “Ospedale Fatebenefratelli”, dell’azienda ospedaliera “San Paolo”, dell’azienda ospedaliera “San Carlo Borromeo”, con sede a Milano, e poi ancora nell’ “Ospedale Sant’Anna” di Como, a Vimercate, Garbaganate Milanese, Cantù, Varese, Busto Arsizio, Cittiglio, Gallarate, Tradate, Saronno, Padova, Modena, Roma e Napoli. Sono inoltre presenti in alcuni Istituti di Riabilitazione a Cesano Boscone (MI), a Pavia, e a Bosisio Parini (LC)[28].
Nel mese di Maggio 1999 la Fondazione è stata rappresentata dal clown “Dottor Bombo”, per una missione di volontariato ideata per i bambini del Kosovo, nei campi profughi della Macedonia; i 25 clown provenienti da diverse parti del mondo avevano un compito molto difficile: portare un sorriso, un po’ di allegria e di gioia ai bambini fuggiti dalla guerra e rifugiatisi nei campi profughi intorno a Skopje.



Dal 1995 nell’ospedale per miolesi CPO (Centro paraplegici di Ostia- Roma-) è presente l’associazione Ridere per Vivere che ha sperimentato le potenzialità della clownterapia, fuori e dentro l’ambito ospedaliero, sugli adolescenti, sugli anziani, sugli operatori socio-assistenziali, sulle persone malate e sulle persone depresse[29]; in particolare nelle scuole essa è stata utilizzata come prevenzione per il disagio giovanile, per mitigare l’aggressività, per stimolare la creatività,nonché come supporto per gli insegnanti.
I membri di questa associazione, sono presenti con i Medici della risata negli ospedali per adulti, e nei reparti pediatrici con i Clown Dottori; entrambi i gruppi, che sono appositamente formati attraverso corsi professionali, sostengono il personale socio-sanitario, divertono gli anziani e i portatori di handicap ed effettuano spettacoli nelle sale d’aspetto, dove sono presenti persone depresse, con problematiche fisiche e psicologiche in cerca di un sorriso interiore.
Ridere per Vivere, in collaborazione con la provincia di Roma, forma i propri dottori-clown attraverso 300 ore di corso, che comprendono il tirocinio in corsia e i corsi di aggiornamento. Le materie di studio comprendono: la gelotologia, la clowneria, la microprestidigitazione, l’improvvisazione teatrale, comica e sonora, la psicologia dell’età evolutiva relazionale e dell’ospedale, le relazioni e le dinamiche di gruppo. Ai corsi possono partecipare medici, educatori, psicologi, ma anche studenti di psicologia, comici, cabarettisti, animatori e tutti coloro che desiderano completare la formazione anche sul piano medico.
Nel 1990 l’associazione ha iniziato l’attività di ricerca e nel 1991 ha sperimentato il primo laboratorio all’interno del quale si sono messe a disposizione le esperienze e le competenze personali dei due fondatori: la dottoressa Sonia Fioravanti[30] e il dottor Leonardo Spina, autore, attore e gelotologo. Il laboratorio, che inizialmente si chiamava “Comicità e salute” e solo successivamente ha preso il nome di “Comicità è salute”, punta ad un metodo di comicoterapia attiva, che coinvolge persone con problematiche di diversa natura.
Nel 1995 è nata ufficialmente “L’Associazione Nazionale per la ricerca e l’applicazione della risata in funzione terapeutica”; dal 1996 un gruppo di volontari del sorriso ha porta aiuto a persone in difficoltà, degenti in ospedale, in case-famiglia e in case per anziani[31].
I volontari di questa associazione, iniziano a svolgere spettacoli gratuiti nelle piazze, negli ospedali, vengono invitati a partecipare ai convegni che si svolgono in Italia, ma anche all’estero, sono invitati in radio ed in televisione, per descrivere le attività in cui sono impegnati.
Nel 1999 gli autori Spina e Fioravanti, pubblicano il volume “La Terapia Del Ridere” -Guarire con il buonumore[32]-, che illustra questo percorso di conoscenza ed azione socio-sanitaria e dal quale è tratto questo commento scritto dai due autori: “Si sa ormai da tempo che moltissimi malanni hanno cause nervose; sono le cosiddette malattie psicosomatiche: gastriti ulcerose da capo ufficio, emicranie d'origine coniugale, cancri rispecchianti vite piene solo di tristezza, sfortuna, depressione. Le emozioni negative, cioè, influenzano il sistema nervoso il quale, a sua volta, agisce malamente sugli altri organi del corpo. Una branca della medicina, la psico-neuro-endocrino-immunologia (PNEI), solo da pochi anni si sta occupando di questi fenomeni; in particolare gli studiosi si pongono la domanda: se quello appena descritto è il percorso delle emozioni negative, ne esisterà uno inverso per le emozioni positive”[33].
I volontari lavorano in gruppo, fanno spettacoli ed animazioni, organizzano eventi, restaurano le pitture e i disegni sulle pareti degli ospedali, presiedono all’organizzazione di banchetti, curano sul sito internet un notiziario quindicinale.
Prima di entrare in operativo, frequentano un corso di formazione di “comicità è salute” e seguono stage in ambito gelotologico. I volontari sono presenti a Napoli all’ “Ospedale Monadi”, a Pisa all’ “Ospedale San Chiara”, a Roma negli ospedali “San Camillo” e “San Pietro”, a Pontedera, Carpi, Bologna, Iesi, e ad Ancona[34].
L’Associazione Ridere Per Vivere e la SPIGC[35] hanno lavorato insieme per sperimentare presso la “Machiavelli Medical House” di Roma, la comicoterapia in sala d’aspetto, sui pazienti in attesa di effettuare visite e accertamenti diagnostici di diversa natura.
L’esperimento cui sono stati sottoposti 200 pazienti che hanno eseguito visite ambulatoriali, e’ stato condotto dai dottori-clown Susanna Cantelmo e Antonio Mariani, due attori della Lega Italiana per l’Improvvisazione Teatrale (LIIT), sotto la supervisione del dottor Leonardo Spina, della Dottoressa Sonia Fioravanti e del Dottor Antonello Trecca[36]. Secondo il metodo della randomizzazione soltanto 41 dei 200 pazienti scelti inizialmente sono stati testati, con appositi questionari, in tre diversi momenti: prima dell’attesa, dopo aver partecipato alle provocazioni umoristiche dei due attori, che agivano in incognito, e al termine della visita medica, per comprendere se e come la comicoterapia fosse riuscita nel suo intento di allentare lo stress e rendere più semplice il percorso terapeutico[37].
I risultati hanno evidenziato che il 34% dei pazienti risultava molto ansioso, il 40% ha gradito molto la comicoterapia, il 55% la considerava moderatamente positiva, solo il 5% la considerava negativa. Il 12% ha dichiarato di aver notato la differenza nel proprio stato d’animo prima e dopo la comicoterapia, il 27%lo ha notato “abbastanza” e il restante 34% non ha rilevato nessuna differenza. Il 78% ripeterebbe volentieri l’esperienza, prima di ogni esame, mentre il 17%, non sa rispondere. Infine il 96% degli intervistati consiglierebbe al proprio dentista di adottare la comicoterapia in sala d’attesa.

Ma qual è esattamente il ruolo del dottore-clown in una corsia ospedaliera?

Si occupa di rendere migliore la qualità della degenza dei bambini ricoverati, sostiene i familiari dei degenti e, affiancando lo staff medico e paramedico, ne facilita le cure ospedaliere.

Di certo, il dottore-clown non ha facoltà taumaturgiche, poiché non guarisce il paziente, ma gli è guida e sostegno perché la malattia non sia sopraffazione, verdetto freddo e irrefutabile, una punizione o peggio una colpa.

“I clown-dottori non fanno diagnosi, così come non compilano cartelle cliniche, ma questa, invece di applicarsi alla parte malata del paziente, si rivolge a ciò che in lui è in buona salute. Aiutano i genitori e l’èquipe medica a prendere coscienza che una persona non si riduce alla sua malattia. Permettendo così al bambino di decidere un gesto semplice come ridere o non ridere. Ciò che i clown offrono è dunque una diversa visione delle cose”[38].

Il dottore-clown riceve una formazione specifica per operare in un ambiente difficile e complesso come quello ospedaliero, si relaziona con il bambino ricoverato, ma anche con i genitori e con il personale presente, curando e organizzando lo spazio che il bambino occupa durante la degenza. Egli sdrammatizza il difficile compito dei medici, fa esprimere la paura, l’ansia, l’angoscia e la rabbia che il bambino vive durante la degenza in ospedale cercando di gestire tutte queste sensazioni nel migliore dei modi.

La presenza dei dottori-clown, nei vari reparti, tende a stemperare l’ansia e a migliorare notevolmente l’atmosfera pesante che si respira in corsia, dove alla paura dei piccoli, spesso, si unisce quella dei genitori; di conseguenza anche il personale medico e paramedico riceve benefici da questo intervento e il rapporto medico-paziente migliora.

Perché si usa il termine “dottore clown”?

Perché, pur indossando il camice alla stregua dei suoi colleghi medici, al cui operato è complementare, il dottore-clown si dimensiona anche come elemento antitetico, incarnando marcatamente, agli occhi del degente e della sua famiglia, il ruolo di anti-medico, ovvero dell’alter ego buffone e pasticcione d’un autorità imposta per motivi contingenti.

La valenza terapeutica del dottore clown è difatti duplice e si esplicita nell’unica opportunità di scelta offerta al bambino ospedalizzato e alla sua famiglia, che possono accettare di buon grado le istrionerie del buffone o, di contro, rifiutarle senza timori reverenziali.

A differenza dello staff medico, che segue un orario di visita ben preciso e dettagliato, il dottore-clown entra nella stanza del bambino solo se invitato dal bambino, senza alcuna costrizione. Questa unica possibilità di rifiuto da al bambino ospedalizzato la forza e l’opportunità di scaricare le sue paure, le sue tensioni, le sue frustrazioni.

Grazie alla sua funzione simbolica, il clown è l’unica persona alla quale il bambino può aggrapparsi in un momento così teso e delicato come quello del ricovero, durante il quale tutto quello che accade è interpretato dal bambino come un ingiustizia[39].


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NOTE

[1] I soci fondatori, come vedremo di seguito, sono: i due fratelli russi Vlad Olshansky e Yury Olshansky.

[2] www.serviziosanitarioweb.net

[3] Di questa associazione abbiamo parlato nel corso del capitolo precedente.

[4] www.misericordia.prato.it/clown

[5] Olshansky Method: una guida pratica per attori, registi e scrittori che vogliono diventare dei dottori-clown.

[6] www.serviziosanitarioweb.net

[7] www.romanelmondo.it

[8] Giovanna Pezzullo, nominata nell’anno 2002 per il premio internazionale “la donna dell’anno” organizzato dal Consiglio regionale della Valle d'Aosta, il tema di questa edizione era “La donna e il bambino”. “L'obiettivo - spiega il presidente del Consiglio regionale Roberto Louvin - è quello di accendere i riflettori sull'azione di donne impegnate non solo a migliorare la condizione femminile, ma anche a creare un ambiente di pace e solidarietà”.

[9] www.corriere.it/speciali/clown2002

[10] cfr. Farnè M., Guarir dal ridere, la psico-biologia della battuta di spirito, Bollati-Boringhieri, Torino, 1995.

[11] Financial Service Group: Gruppo d’imprese finanziarie.

[12] www.theodora.org/index.html

[13] Abbiamo già perlato di questa figura, nel capitolo precedente, durante la descrizione delle Associazioni di volontari dottori-clown presenti nel mondo.

[14] Onlus: Organizzazione non lucrativa di utilità sociale. E’ stata introdotta dal Decreto Legislativo n.460/97 con rilevanza fiscale. Si tratta di un organizzazione che persegue fini di solidarietà sociale in determinati settori, a patto che l'attività sia rivolta a soggetti svantaggiati. E’ un organizzazione no-profit, che gode di un trattamento fiscale privilegiato pubblico, che può ottenere contributi e sovvenzioni. Una onlus opera esclusivamente o prevalentemente a favore di persone terze rispetto agli associati; l'attività si realizza gratuitamente da parte degli aderenti; ogni associazione di volontariato iscritta nei registri è Onlus, ma non ogni Onlus può essere associazione di volontariato.

[15] Iscriversi al registro provinciale o regionale del volontariato consente ad un'organizzazione di acquisire lo status di ONLUS di diritto, di accedere alle strutture, ai servizi e ai contributi pubblici, di beneficiare di agevolazioni fiscali, di stipulare convenzioni con enti pubblici (dopo sei mesi di iscrizione). L'iscrizione agli albi associativi permette di ottenere contributi e sovvenzioni ma non è obbligatoria per avere contatti con il pubblico, nel senso che gli enti pubblici possono stipulare convenzioni anche con associazioni non iscritte.

[16] www.theodora.org

[17] www.auraweb.it

[18] www.urraonline.com/Recensioni

[19] www.vb33.it/notizie/4849ti20031017.htm

[20] www.omeca.it

[21] www.medicinaepersona.org

[22] Il termine anglosassone no profit si riferisce alle attività economiche vincolate dal "non distribuition constraint", che le obbliga a non ridistribuire il profitto. È vietato distribuire utili, avanzi di gestione, fondi o riserve di capitale; gli utili e gli avanzi devono essere impiegati nelle attività istituzionali. In caso di scioglimento dell'organizzazione, il patrimonio va devoluto ad altre ONLUS o a fini di utilità sociale.

[23] www.biellaonline.it/view.cfm?ID=3915

[24] Garavaglia Aldo: Rho (Mi) 07 Giugno 1912, 27 Febbraio 1995.

[25] www.dottorsorriso.it

[26] www.dottorsorriso.it/fondazione/presentazione.htm

[27] www.dottorsorriso.it/progetti/internazionali.htm

[28] www.dottorsorriso.it/fondazione/ospedali.htm

[29] www.romacivica.net/riderevivere/home2.htm

[30] Fioravanti Sonia, Psicologa, Psicoterapeuta, specializzata in ipnosi clinica ericksoniana.

[31] www.romacivica.net/riderevivere/CHIstor.htm

[32] La Terapia Del Ridere -Guarire con il buonumore- autori: Sonia Fioravanti e Leonardo Spina, Red, Como, 1999.

[33] Spina L., Fioravanti S., La terapia del ridere-guarire con il buonumore- op.cit..

[34] www.romacivica.net/riderevivere/INIpedi.htm

[35] S.P.I.G.C.: Società Polispecialistica Italiana dei Giovani Chirurghi.

[36] Trecca Antonello, chirurgonendoscopista e Segretario Nazionale della S.P.I.G.C.

[37] www.romacivica.net/riderevivere/INIaspe.htm

[38] Simonds C., Warren B., La medicina del sorriso, p. 15 segg., op.cit.

[39] cfr. Simmonds C., Warren B., La medicina del Sorriso, op.cit.


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