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Patch Adams

 

Hunter "patch" Adams decide di fare il medico quando, adolescente, viene ricoverato in una clinica per malattie mentali a causa di una forte depressione. Lì conosce Rudy, un ragazzo malato di mente e lo aiuta a superare i suoi deliri grazie a un gioco divertente. Patch si accorge che aiutare gli altri gli dà gioia ed emozione e decide di iscriversi alla facoltà di medicina. Qui però incontra un ambiente asettico, dove viene incoraggiato il distacco dal paziente, dove si insegna tutto sulla malattia e niente sul malato, e diventa un ribelle. Gli succede anche di essere bocciato una volta per "eccessiva gaiezza" e, in quell'occasione, un tutor universitario gli dice: "Se volevi fare il clown dovevi andare a lavorare in un circo": Patch vuole fare il clown ma desidera soprattutto diventare medico e così... mette insieme le due cose.
Patch è una sorta di guaritore che cerca di scoprire come funzionano i pazienti. Cosa li diverte? Cosa li stimola? Realizzare le loro fantasie può aumentare l'emissione di endorfine e accelerarne la guarigione.

Ma eccovi direttamente dalla sua "voce" la filosofia di Patch:

"Ci sono migliaia di studi, di documenti, di ricerche che dimostrano l'enorme importanza dell'umorismo per la salute. I ricercatori hanno trovato una relazione importante: quando si è allegri nel nostro organismo avvengono delle reazioni chimiche: si produce un aumento di endorfine e di catecolamine e una diminuzione di secrezione del colozolo (il colesterolo cattivo). Ossia la risata è uno stimolante per il sistema immunitario e comporta molti effetti positivi sul cuore e sui polmoni.

Foto:Aureola e Patch

In tutto il mondo, ovunque vada, i giornalisti dicono che io affermo che la risata è la medicina migliore. Beh, io dico che L'AMICIZIA è la medicina migliore e penso che la risata sia il contesto ideale per l'amicizia. Ma è interessante notare che se dite che la risata è la medicina migliore, nessuno vi dirà che Dio, forse è la medicina migliore!

Io sono cresciuto in America in una famiglia di militari. Mio padre era un soldato ed è morto quando avevo 16 anni, da soldato. Era il 1961 e per me fu un'enorme tragedia. Con mia madre ci siamo spostati nella parte meridionale degli Stati Uniti. A quel tempo faceva la sua comparsa il movimento dei diritti civili, era un movimento attivo e io sono stato coinvolto in questa lotta. Ero uno spirito piuttosto fragile ed ancora lo sono. Allora avevo 17/18 anni e mi sono accorto che non volevo vivere in un mondo così serio, vedevo le ingiustizie, i problemi che affliggevano il mondo... quello che era successo a mio padre... tutto questo mi ha depresso. In un anno sono andato in ospedale per ben tre volte. Forse avete visto il film sulla mia vita ("Patch Adams" con Robin Williams), sapete più o meno quello che è successo quando ero nell'ospedale psichiatrico e, proprio in quell'ospedale ho preso due decisioni importanti:

Foto: Aureola,, Patch, Raggio di Sole

La prima decisione fu quelle di servire l'umanità attraverso la medicina, come medico. E l'altra decisione fu quella di non passare più giorni terribili ma di vivere una vita piena di gioia. Di avere gioia tutti i giorni fino alla morte. Uscito dall'ospedale è stato naturale per me, con quei propositi, diventare un clown. Sono ormai clown tutti i giorni da 35 anni e ve ne darò un ulteriore esempio dimostrandovi quello che faccio con i miei pantaloni... (Patch indossa vestiti molto colorati, alla camicia ha appesi degli animaletti di plastica e i pantaloni sono molto larghi tenuti con un elastico in vita).
Questo è il mio tradizionale modo di vestire quando, per esempio, arrivo in un aeroporto e voglio restare un po' anonimo (risate del pubblico, i pantaloni che indossa Patch NON possono passare inosservati), ma poi mi arriva il desiderio di divertirmi e quindi passo alla seconda fase, sempre con i miei pantaloni (si rimbocca i pantaloni fino al ginocchio che essendo molto larghi formano un pagliaccetto, effetto "fungo rovesciato"), vedete che diventano una piccola gonna...all'aeroporto, in questo modo, pianto un bel sorriso sul mio viso e qualcosa succede sempre...
Questo esperimento io l'ho fatto non dieci o cento volte, ma migliaia di volte.

Poi c'è un'altra posizione, la mia preferita, quella che uso più frequentemente, ed è questa: (Patch tira su i pantaloni che praticamente diventano "ascellari"). In tutto il mondo, di fatto, io sono un "fuori di testa". Non devo più fare umorismo, basta che mi sieda accanto a qualcuno e la situazione si scatena. Con i miei pantaloni faccio di tutto, li rimbocco e diventano la mia borsa per la spesa. Vado dal negoziante e dico: "Per favore mi può mettere qui dentro un po' d'insalata?" e in tutto il mondo vengo servito nei negozi quando chiedo l'insalata. Poi torno indietro e dico: "Scusi ne volevo di meno" E il negoziante deve riprendersi l'insalata da dentro i miei pantaloni-borsa della spesa. In tutti questi giochi, in genere, solo tre persone su cento si scocciano. Infine l'ultima posizione è questa (Patch infila la testa dentro i pantaloni); funziona molto bene alla fernata degli autobus. Divento una scultura che respira e che si muove. E' interessante notare che le persone che mi vengono accanto pensano che io non riesca a sentire niente...

Da 35 anni, da quando sono diventato un clown, un umorista in tutto il mondo, non ho più avuto problemi di salute. Quindi quello che posso dire per me stesso, per la mia salute è che la mia vita vissuta con umorismo, a giocare con la gente, mi ha dato molta salute, mi ha dato molta vitalità e amore per l'umanità.
Io sono stato in tutto il mondo, in Africa, in India, in situazioni orribili, nelle zone di guerra, e vi posso assicurare che dappertutto l'umorismo è qualcosa che collega tutta la gente.



Foto: Pach Aureola - Torino, settembre 2003

"SONO UN CLOWN TUTTI I GIORNI, questi sono i miei vestiti, non ho un completo da ufficio", dice Patch e continua, "mi vesto da clown in modo da essere sempre pronto per fare il clown, e camminare come un clown mi fa capire immediatemente l'ambiente che mi circonda. Facendo così spero che l'ambiente sia meno violento, ci sia più amicizia e senso di comunità."

Domande a Patch:

D: Vorrei fare qualcosa da Clown, cominciando da lunedì, qual è il primo passo, che dovrei fare? Per esempio visitare ospedali... come dovrei vestirmi?

P: E' una buona domanda. Se devo pensare al primo passo... beh, ce ne sarebbero cinquanta di passi, più che uno. Ma se proprio devo pensare al primo, è certamente sviluppare un senso di AMICIZIA UNIVERSALE.
Non devi aspettare fino a lunedì però. Innanzi tutto cerca tu stesso di inventarti qualcosa. Cose molto semplici come stare in un angolo della strada e salutare le persone, oppure prendere in giro il tradizionale uomo d'affari con la valigetta.
E poi prendi la decisione che quello che vuoi, almeno per te stesso, è di essere quella persona nella tua società ideale. Immagino che nella tua società ideale le persone siano tutte amiche. L'amicizia universale è qualcosa che tu desideri, vero? Quindi se hai intenzione di diventare amico di tutti, di essere amichevole e socievole devi trovare un modo di farlo senza paura. E quando dico "universale" voglio dire oggi, domani, per tutta la vita, con tutta la tua famiglia, dappertutto, ovunque tu vada. Come posso avere uno strumento più potente dell'amicizia per costruire una società senza violenza? E penso che questo sia un passo, IL PASSO.

D: Se cerco di fare il clown nel mio ambiente, per aiutare la gente in un ospedale, come posso fare? Dovrei andare in un ospedale ocme clown? Dovrei chiedere un permesso?

P: Cerco di rispondere alla domanda. Quando vado in Russia porto con me dei clown e loro non sanno che io li porterò nelle strade, nella metropolitana o anche nella reception degli alberghi a fare i clown e non solo in ospedale o in un orfanotrofio.
Forse è facile capire che fate i clown in ospedale per aiutare i bambini, ma è più difficile capire che io faccio il clown per il negoziante sotto casa o per la mia comunità.
In America se vuoi andare in un ospedale le regole sono molto severe, un clown deve avere 6 settimane di formazione, un clown può fare questo e non può fare quest'altro... Io non sono un buon clown da ospedale, per così dire. Imparo con i miei occhi, osservo e poi dico: "Forse ho sbagliato piano".
Capisci perché? Un clown può essere silenzioso e non devi neanche rispondere alle domande ufficiali che ti vengono rivolte. Un clown può essere innocente, quindi ti metti un costume e vedi quanto puoi resistere in ospedale andando in giro per i reparti, vedere quallo che le famiglie ti dicono. Magari ti invitano a visitare un paziente.
Puoi agire come se fossi lì per uno scopo, per un paziente, per visitare un amico. Allora ti chiederanno: "Chi è l'amico?" Luigi, Annamaria..., ti inventi una scusa per poter passare due ore e cerchi qualcuno da assistere. Penso che tu possa rimanere là due ore senza che ti buttino fuori.
Io cerco di dire ai clown, quando sono in ospedale, di non entrare direttamente nella camera dove c'è il bambino ammalato che cercano. Perché ognuno, in ospedale, anche il tipo che trovi in ascensore che forse va a far visita al padre che sta morendo o la persona che sta facendo lì il suo lavoro, magari l'infermiera, il dottore o chiunque del personale che è stato umiliato da un superiore, tutti hanno bisogno del tuo apporto di comicità perché devi considerare ogni persona come un bambino che muore, per esempio, di leucemia.
Ogni essere umano può essere una persona che sta per morire, comunque una persona che ha bisogno dell'assistenza comica. Sono poche le persone che ti butteranno fuori.
Gli ospedali hanno ovviamente più regole delle case di riposo o degli asili. Forse devi soltanto provare. Vai e prova!

D: Potrebbe dirci qualcosa sulla sua azione personale nel braccio della morte e nei campi per rifugiati del Kossovo?

P: La mia esperienza nel braccio della morte? Io ero lì, con il mio personaggio, non ero Patch. Non pensavo mai che queste persone potesero essere giustiziate dopo tre giorni. Mi sembrava di essere nel secolo scorso, nel XIX secolo. Ho visitato cinque persone, cinque uomini, ho visto che avevano paura. Ma quando faccio il clown per i bambini vedo che anche questi bambini hanno paura, vedo che in ospedale hanno paura. E quindi il mio personaggio era tutto improvvisazione. Ma il mio personaggio non deve fare molto, deve fare dei versi. Li posso tenere, toccare, abbracciare, posso sfruttare degli strumenti che hanno nella cella, qualsiasi cosa. Prendete per esempio un sasso e lo trasformate in un diamante. Li guardate negli occhi e se c'è una piccola minuscola apertuta, allora forse avete una possibilità di successo. Vi assicuro che non tutti gli uomini erano uguali, due di loro erano già pronti per essere giustiziati, avevano la morte negli occhi, ma tre di loro erano ancora molto reattivi, riuscivano ancora a ridere, erano disponibili a fare le cose stupide, universali.

Non si può insegnare a fare il clown a tutti allo stesso modo, perché bisogna adattarsi alle diverse situazioni in cui si opera. Sia il bambino del campo profughi, siano persone nel braccio della morte, tutti coloro a cui vi rivolgete sono importanti quanto la persona che trovate per strada.
Di solito pensiamo al clown in situazioni di emergenza: la guerra, la malattia, o i bambini malati in ospedale, cosi il clown sta diventando qualcosa di commerciale.

Noi pensiamo al clown come qualcosa di sociale, un personaggio sociale. Ma non lo dovete vedere solo con una funzione accanto ai malati o accanto ai vecchi. Ha una funzione sociale vera e propria, in altri campi, con molte persone.

Con i bambini in Kossovo è stata l'esperienza da clown più facile. E' stato davvero molto facile. A volte basta stare lì, i bambini vengono da te e ti toccano e allora spero di non essere tutto imbrattato. Potevo fare tante cose da clown, un sacco di spettacolini, ma non ho fatto niente perché tutti venivano da me e mi toccavano.

... E' stato divertente il fatto che ho portato lì dei dottori che non avevano mai fatto il clown prima. Ho dato loro una maglietta e un naso rosso. E cosa hano fatto? Si sono semplicemente messi lì e si schiacciavano il naso. Tutti i dottori che sono stati in questo campo hanno detto di aver vissuto l'esperienza più importante della loro vita. E non hanno fatto nient'altro che fare una cosa semplice. Ci siamo abbracciati, abbiamo ricevuto abbracci e questa è stata una cosa che mozzava il fiato.

D: Se lei si sente triste cosa fa?

R: Non sono quasi mai triste perché vivo una vita di gioia. Naturalmente se mi succede qualche disgrazia, se mi muore un amico potrei essere triste ma bisogna essere felici anche nel dolore, perché questa è un'emozione della vita. Bisogna sapere esprimere questa emozione. Quindi non importa quanto potete essere addolorati per la morte dell'amico. Potrete comunque celebrare quest'emozione perché questo è parte della vita che vivete.
Un tipo di tristezza che posso avere è, per esempio, il sentimento che ho nei confronti della guerra e delle persone che soffrono nei confronti della guerra. Sono contento di sentire quest'emozione. Io penso che tutta la mia esistenza sia un gesto di prevenzione, quindi in questi giorni qui ad Alcatraz il mio vivere è quello di dare amore a tutti coloro che sono qua, a tutte le persone che conosco o che non conosco e che però mi conoscono e mi amano. Io voglio dare loro esperienze meravigliose. Io vedo l'amore qui e ovunque.
Io devo sempre pensare positivo, deveo sempre pensare alle cose positive, perché se io pensassi alle cose negative, sarebbe proprio in quel momento che io sarei distrutto e la mia vita non avrebbe più senso. Sarei finito. La maggior parte della mia vita è camminare attraverso di essa in modo amichevole, essere amico di tutti, esprimere quest'amicizia al di fuori di me e prendere tutte le espreienze che mi circondano e farle mie..
Non difendetevi dicendo: "Non mi sentirò mai triste", siate invece pronti alla tristezza, alla gioia, all'amore. Non importa ciò che verrà verso di voi, ma quello che è importante è che voi facciate delle esperienze positive.

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