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Patch
Adams alle Molinette - 25-9-2003 Intervento
dell'Assessore alla Sanità D'Ambrosio Grazie al dr PA per essere
qui a Torino! Illustre dr Adams ho sentito spesso parlare di lei e della sua
terapia del sorriso, quando ho letto che un regista, quello che, dalla sua attività,
ha fatto un film, lo ha descritto come un guaritore che cerca di scoprire qual
è la patologia e cosa c'è dietro, scoprire che cosa ti piace, che
cosa ti eccita, quali sono le nostre passioni. Sembra che lei riesca ad esaudire
i desideri dei suoi pazienti con fantasie che aumentano il livello di endorfine,
tutto questo è davvero straordinario. A proposito di terapia del sorriso,
è vero, viviamo sempre meno purtroppo, nonostante le statistiche confermino
che quelli che prendono la vita in positivo vivono più a lungo e meglio.
Approfitto dell'occasione per ricordarle che la Regione Piemonte è
sensibile all'inserimento della terapia del sorriso nelle proprie strutture sanitarie,
lo attesta la proposta di legge presentata dal consigliere Cristiano Bussola,
sottoscritta dalla maggioranza, che io vivamente auspico che possa essere approvata
dal Consiglio nella sua totalità. Questa legge chiede l'introduzione della
terapia del sorriso nelle strutture delle aziende sanitarie e ospedaliere piemontesi.
Ribadisco che la legge presentata dal consigliere Cristiano Bussola, sottoscritta
dalla maggioranza e che io auspico possa essere votata dall'intero Consiglio,
prevede la introduzione della terapia del sorriso nelle aziende sanitarie e ospedaliere
piemontesi. Oltre ad alleviare il dolore di molte persone, lei, Dr Adams ha
anche il merito di aver dato vita ad un vero e proprio movimento di volontari
che si dedicano alla clownterapia. Vi ringrazio di cuore. Ed è proprio
da uno di questi volontari che ho scoperto una cosa bellissima, una testimonianza
di quelle che sentiremo anche dopo dalla dott.ssa Mirabella che saluto cordialmente
e la ringrazio per aver organizzato questa mattinata gioiosa. In sanità
c'è tanto bisogno di sorriso e non solo per quanto riguarda la clownterapia,
ma per tutto il resto: i problemi e le problematiche della sanità sono
tali e tanti che certamente non si può sorridere ma, ripeto, non bisogna
prendere sempre tutto dal lato negativo ed è bene evidenziare anche le
tante cose produttive che la sanità, una buona sanità, quale quella
piemontese, ma non per merito di D'Ambrosio, è un fatto storico, culturale,
ha. Perché diciamocelo, la sanità del Piemonte è tra le migliori
d'Italia. Anche se adesso i quotidiani, i quali sono alla ricerca continua dello
scoop in negativo... mai nessuno può pensare che la nostra sanità
è tra le peggiori d'Italia, così non è! Lo dicono tutti i
dati nazionali. Questo lo dico non per auto-celebrazione, ma perché è
bene che gli operatori sappiano se le cose stanno così. Dicevo, una
testimonianza, di quelle che credo sentiremo anche dopo dalla Dott.ssa Mirabella
e dal Prof. Gallo che mi ha particolarmente colpito: "Per alcuni il sorriso
è l'espressione passeggera e fragile dell'umore", - racconta questa
volontaria - "per altri è un gesto scontato di cortesia, per altri
è un segno prezioso di gioia e amicizia, per un clown, anzi per un VIP
Claun (perché questa è la testimonianza di una di voi), è
una missione". Tanto che si definiscono "missionari della gioia"
e cantano spesso che per loro è importante "ridere per poter vivere,
ma anche vivere per poter ridere". Vi ringrazio di cuore, ringrazio il
dottor Adams per essere qui con noi questa mattina, ringrazio tutti gli organizzatori,
e auguro a tutti una proficua giornata di lavoro in allegria, ecco
"lavoro
in allegria". Patch
Adams Buon giorno! Grazie per queste parole così gentili. Mi è
parso di capire che il mio lavoro stamattina sarà quello di darvi degli
argomenti di discussione per introdurre la "clownerie" tra gli adulti.
Mi rendo conto che se arriva all'improvviso un clown, l'adulto che si trova vicino
a lui dice: "No, scusa, il bambino è là
". Ma io
voglio dirvi che nei miei 40 anni di attività come clown ho sempre preferito
fare il clown per gli adulti. Perché il bisogno è molto maggiore,
perché gli adulti hanno una maggiore esperienza alle spalle, più
ampia e quindi si attinge a un pozzo ben più profondo di risate, di umorismo.
I bambini spesso hanno paura del clown, però la maggioranza degli adulti
no, noi abbiamo paura del Governo [oops, si mette la mano davanti ala bocca
risate applausi
]. Ed è triste dover dire che il nostro Governo è
in cima a questa lista. Visto che ho questo tempo a disposizione, voglio partire
con un piccolo esercizio: potreste mettervi in coppia, uno davanti all'altro [risate
],
ora voglio che decidiate chi parla per primo, la persona che sarà il secondo
dovrà essere il migliore ascoltatore, guardatevi negli occhi senza interruzione.
L'ascoltatore si accorgerà se chi parla muove lo sguardo, sposta gli occhi
e cercherà di attirare la sua attenzione nuovamente. Noi parleremo della
"Gioia nella nostra vita", solo la gioia, nessun problema, nessuna difficoltà,
nessun conflitto, nessuna lotta, solo la gioia nella vostra vita. Se non avete
gioie nella vostra vita voglio che mentiate. [Il pubblico esegue l'esercizio].
Dr.
Giunta - Direttore amministrativo delle Molinette In qualità di
padrone di casa, devo innanzi tutto ringraziarvi per la vostra presenza, ringraziamento
che faccio anche a nome del Direttore Generale che non è potuto intervenire,
credo che sia sia perso una delle belle occasioni della nostra vita quotidiana
qui alle Molinette. Un ringraziamento affettuosissimo al Dr. Adams che ci ha
voluto onorare della sua presenza qui stamattina, ringraziamento all'Assessore
che ha scelto Le Molinette come sede per questo evento. Devo dire, devo confessare
una cosa: è la prima volta che io in quest'aula vedo tanta allegria e tanta
gioia. [applausi]. Di norma in quest'aula si svolgono dei congressi scientifici,
vi lascio immaginare la mia partecipazione, come amministrativo, a questi congressi
scientifici, nei quali, se capisco lo 0,5% è un caso, anche se qualcuno
poi si accalda per farmi capire alcuni processi e le ricette mediche. Devo dire
che noi qui alle Molinette, siamo qui per imparare, di tutto e di più [risate,
applausi]
questa è la sede di tante cose, è di pochi giorni
fa un intervento mondiale, fatto su un cervello di un paziente, ma accanto a questo
noi abbiamo anche una "scuola di umanizzazione" e la Direzione Aziendale,
il Direttore Generale, in particolare, che è umanista, perché viene
da una tradizione umanista, ha potuto inserire in questa realtà, anche
questa scuola di umanizzazione, che ovviamente, pone al centro il paziente, pone
al centro la persona, e ho qui una frase bellissima, perché questa scuola
ha un obiettivo: [legge] "L'obiettivo della medicina è soprattutto
quello di curare, soprattutto prendersi cura del paziente, prima ancora che guarirlo.". Ecco,
questo esperimento che è già in atto, sta a dimostrare quanta attenzione
l'azienda Le Molinette pone a queste innovazioni. Questa sala rappresenta i due
momenti della vita dell'Ospedale, quello scientifico e quello invece gioioso,
in una terapia che ha sicuramente un'importanza fondamentale. Io poi sono napoletano,
quindi tutto è basato un po' sull'allegria, quindi non posso che raccogliere
con entusiasmo, con piacere, queste iniziative. E poi c'è un'altra cosa,
essendo io molto attento ai conti di quest'Azienda, quando si tratta di fare del
bene, a costo zero, ovviamente
[applauso]. Vi ringrazio veramente di
cuore e ringrazio con tutto il mio cuore e con gioia, il Dr. Adams che ha voluto
donarci la sua presenza qui. Grazie, grazie, grazie!
Patch Adams Dal
momento che siamo qui per parlare di clownterapia per adulti, voglio raccontarvi
due storie. Per tre settimane, nel mese di agosto, ho portato 20 clown in Argentina,
Uruguay, Columbia e Cile. La prima è una storia che riguarda la Colombia.
Uno degli impegni che mi ero preso era appunto quello di parlare a circa 2000
pediatri di questo Stato, faceva parte anche questo gruppo di una conferenza medica.
E' stata una riunione che ha avuto così tanto successo che hanno dovuto
lasciar fuori quasi mille medici. Alla fine del mio discorso avevo tempo per circa
un paio di domande. E quindi su 2000 persone non era possibile che ogni persona
potesse avere una risposta alla sua propria domanda. Ed era altrettanto impossibile
che qualcuno, non essendo medico, fosse riuscito ad entrare nella sala e a trovare
posto. Ma ci fu una donna che ci riuscì! Ed io l'ho invitata a fare la
sua domanda. Lei aveva guidato ore ed ore per farmi questa domanda: "Può
venire domani a trovarmi? C'è mio padre che sta morendo di cancro".
E sapeva che il giorno dopo poteva essere l'ultimo. Io le ho detto: "Va bene!"
e ho chiesto ai miei amici di fermarsi sulla via del ritorno alla casa di questa
donna. I nostri sponsor non sono stati sinceri e mi hanno detto che mi avrebbero
accompagnato lì, ma poi non l'hanno fatto. Lei chiamava al telefono e loro
non rispondevano. Il giorno dopo lei e il fratello si misero sulla strada e fermarono
tutti gli autobus per chiedere di noi, qualunque autobus! Quando fermarono il
nostro, noi mandammo 3 dei nostri clown con lei. Entrarono in questa casa dove
c'era il padre distrutto da un cancro al colon. Io non c'ero, ma ho sentito delle
storie fantastiche. Nel giro di un'ora e mezza erano sul letto di questo uomo,
lo abbracciavano come un sandwich, cantavano canzoni, un sacco di barzellette,
storie. Alla fine la famiglia si è recata tutta all'ospedale con i clown
[si commuove]. Questa è solo una storia d'amore nella medicina romantica.
Ma è stata comunque un'esperienza molto forte sia per la famiglia che per
i clown. L'uomo era pelle e ossa e io capisco che era come una festa.
Un
altro paese in cui siamo stati è l'Uruguay, lì abbiamo visitato
soprattutto ospedali estremamente poveri, se non avete mai visto uno di questi
ospedali poveri, è persino difficile immaginare come si presentano. Molto
spesso le infermiere e i medici devono utilizzare la loro creatività per
riuscire a far fronte agli eventi e riuscire ad utilizzare al meglio la loro conoscenza.
Io vado sempre a cercare i malati peggiori, i più gravi, perché
mi sento più "affamato" a cercare di alleviare questa sofferenza.
Ospedale pediatrico, unità di cura intensive e mi sono imbattuto in una
ragazzina di sette anni. Quel mattino aveva subito un serio intervento al cervello,
era in coma. Prima di aver subito quell'operazione al cervello i sei interventi
successivi erano serviti a far fronte ad un'infezione contratta durante il primo
intervento. Ai genitori avevano appena detto che non ci sarebbero più stati
altri interventi, la bambina sarebbe morta. Ovviamente c'era molto poco da fare
come clown per quella bambina, ma molto da fare con i genitori. Erano genitori
stupendi, non stavano lì seduti in un angolo, ma cantavano, erano la "vita"
vicino alla figlia. Per un'ora abbiamo condiviso tantissimo amore. Prima ho cercato
di conoscere i genitori, e loro hanno cercato di conoscere me. Io sono stata per
tanto tempo con le braccia sulle spalle della bambina tenendo il viso molto vicino
al suo, dicendole che le volevo bene. Erano una famiglia cattolica e abbiamo pregato
per la figlia e per la famiglia, abbiamo cantato canzoni, eravamo la vita intorno
a questa bimba morente. E' tata un'esperienza bellissima! Loro mi hanno mostrato
una foto bellissima di loro figlia vestita da girasole, erano genitori che non
avevano mai abbandonato la bambina durante la malattia. Quella notte ho tenuto
una conferenza all'Università, c'erano 500 posti per 3000 persone presenti,
uno dei clown si accorse che c'erano quei genitori nel gruppo di persone che non
riuscivano a trovare posto, allora li fece entrare in auditorium. Ovviamente le
possibilità di riuscita, le speranze erano pochissime, io li ho rivisti
ed era una conferenza che parlava dell'amore. Durante la conferenza ho invitato
i genitori a salire sul palco e con tutto il pubblico si è fatta insieme
un'esperienza di amore e di guarigione. Anche questa è stata un'esperienza
molto forte. Erano venuti per portarmi questa foto della loro bambina. Queste
sono due esperienze di clownterapia con gli adulti.
Patch: La mia vita Voglio
parlarvi della mia stessa esperienza nel campo della medicina e della clownterapia. Per
prima cosa ho avuto una grandissima madre. In tutta la vita l'ho sempre solo vista
volermi bene, amare. L'ho sempre solo vista amare la vita e tutta la gente. Lei
mi ha fatto. La mia vita consiste nel cercare di essere "suo". Mio padre
era un soldato di professione e morì da soldato professionista quando avevo
16 anni. Avevamo vissuto dappertutto nel mondo nelle basi militari. Dopo la sua
morte ci spostammo di nuovo negli Stati Uniti. Noi abitavamo al Sud che in quel
momento lottava contro segregazione e razzismo. Io venivo regolarmente picchiato.
Se avete visto il film sulla mia vita, sapete che iniziava con la mia esperienza
in un ospedale psichiatrico. Ovviamente non sono riusciti a far sembrare Robin
Williams un diciottenne, ma io avevo diciotto anni! Mi hanno ricoverato tre volte:
volevo morire. L'ultima volta in ospedale ho preso due decisioni che hanno
cambiato la mia vita per sempre: invece di morire per i problemi del mondo, ho
deciso di vivere per cercare di risolverli. E così ho deciso di servire
l'umanità nell'ambito della medicina e di diventare un dottore libero.
E così sono stato per 32 anni. L'altra decisione era quella di celebrare,
festeggiare la gioia: mai più nella mia vita avrei avuto una giornata nera!
E per 40 anni non ho mai avuto una giornata nera! Non è stata solo una
decisione di godermi la vita in ogni momento, ma piuttosto una decisione politica
di aiutare tutti. Da mia madre ho ereditato un grande amore per la gente, tutti! A
diciottenni, quando ho lasciato l'ospedale non avevo grandi abilità, come
dire, nemmeno per incontrare le ragazze
e quindi avevo un sacco di tempo
libero. E ho iniziato a fare degli esperimenti che successivamente ho ripetuto
ancora, ad esempio passare due ore al giorno a chiamare numeri sbagliati al telefono.
Per far pratica nell'amare le persone. Io passavo giornate a fare su e giù
con l'ascensore, quando si apriva la porta: "Eccoli!" e volevo capire
quanti piani ci volevano per far sì che qualcuno iniziasse a cantare. Una
delle domande che mi ponevo sempre era: "C'è un modo per me di presentarmi
agli altri in modo che si sentano a loro agio?" Un modo per cui sarebbero
stati loro a farmi le domande alla fine. Per cui non ero io ad essere aggressivo,
ma loro. Penso che state pensando che stavo diventando un "professionista"
dell'essere gentile e amichevole. Dato che mi interessava un mondo di pace e giustizia,
io stesso dovevo vivere in pace e giustizia e verso chiunque: tutti sullo stesso
piano. Quindi questa è la parte della mia vita che ha fissato le basi per
cui io sarei diventato una "persona che ama la gente".
"Amante
della gente" Probabilmente ho un background scientifico e per me amare
la gente richiede necessariamente capire le persone. Una delle cose che facevo
a questo proposito, era quindi intervistare "voracemente" chiunque.
Meno rispetto a: "che cosa fai nella vita?", più: "Come
ti senti?" Volevo capire che ruolo avevano gioia e amore nella loro vita. E
per tutta la mia vita comunque ho sempre amato il teatro, la fiction, le poesie.
Ho letto alcune migliaia di libri, praticamente da qualunque paese, purché
fossero tradotti. Ad esempio sono stato molto contento di leggere questo mese
un libro di Italo Svevo che non avevo mai letto, è il suo primo racconto:
"Una vita". Una delle cose che avevo imparato comunque con le mie
letture e negli incontri con la gente è che quasi mai si trovano queste
persone che hanno questa attitudine nella vita di tutti i giorni. Io mi sveglio
la mattina [ride forte] così.
Università di Medicina Quello
che ho davvero scoperto è che la maggior parte della gente non si piace,
non si sentono circondato da amore nella loro vita, è molto più
facile trovare una persona infelice piuttosto che una persona felice. Nessuno
in fondo è felice. In questi libri (di medicina) ci sono magari 400 pagine
Quando andavo all'università ero una persona che non doveva studiare, volevo
scegliere cosa studiare, ho studiato l'ambiente medico e ho studiato storia della
medicina, come la medicina si era diffusa in tutto il mondo e venivano fuori delle
cose che ho visto nelle scuole di medicina. Nelle università americane
c'era una gerarchia molto potente, fatta di denaro e potere. Con i medici in cima
e si comportavano come divinità, tra l'altro divinità a volte non
benevole, piuttosto di persone arroganti con dignità di potere. Ho trovato
un medico nella mia scuola di medicina compassionevole, la maggior parte erano
grezzi. Ho visto ospedali molto infelici, era come se nessuno facesse attenzione
al modo stesso in cui si praticava la medicina e invece molto attenzione alla
dicitura, all'efficienza, alla forma. Mai una volta nella mia professione medica
la parola amore è stata menzionata, non era previsto che io fossi una persona
capace di amare, non è mai stato menzionato che per l'essere umano stesso
fosse importante amare. Ora che sono diventato un conferenziere tutte le occasioni
in cui ho un discorso in pubblico io sostengo che l'amore è la cosa più
importante. Proviamo dunque, se qualcuno pensa che c'è qualcosa di più
importante dell'amore, per favore alzi la mano. [nessuno alza la mano] Quindi
è la cosa più importante in Torino? E tuttavia mai una volta
nella formazione medica era mai stata fatta menzione del fatto che un medico dovesse
dimostrare affetto, che a un paziente si dovesse insegnare ad esprimere affetto. E
la gioia non era mai menzionata, mai citato che un dottore dovesse esprimere gioia
o che un paziente dovesse sviluppare la gioia dentro di sé. E l'umorismo?
Non è mai stato menzionato. Anzi si scoraggiava, perché tutti dobbiamo
essere professionisti, e non ci si può immaginare un professionista divertente.
C'è una frase che esprime un medico che ha buone maniere accanto al paziente:
il fatto che il medico come essere umano è "con il suo paziente".
Il medico può con la sua umanità essere presente accanto al paziente,
questo non ha nulla a che fare con gli esami, i test. E questo non è mai
stato citato nella scuola di medicina. Essere
un buon ascoltatore Nella mia esperienza una delle cose più importanti,
nell'ambito delle relazioni umane, è quelle di diventare un buon ascoltatore.
Negli Stati Uniti l'ascoltare è sottovalutato, che ci vorrebbe Dio di fronte
a te per poter ascoltare, perché tutto il resto è senza significato.
Sfortunatamente nel nostro paese la medicina si paga: tempo è denaro e
non c'è nulla da guadagnare nell'ascoltare. E quindi si pensava di capire
tutto da un paziente in un massimo 6-7 minuti. E quindi abbiamo un medico che
presume di sapere molto del paziente in un massimo di 6-7 minuti. Quello che
ho capito da studenti che sono da anni in questo ambiente è che la maggior
parte degli operatori erano esauriti. Si tratta di un'epidemia negli Stati Uniti.
E, con la mia esperienza di conferenziere in molti Paesi, vedo che questo è
comune anche ad altri Paesi. La cosa più importante che un medico più
sviluppare è la sua compassione, e comunque in oltre 40 Università
che ho visitato, non ne ho trovata una che insegni questo. E durante l'ultimo
anno di scuola di medicina mi sono detto: "Sono io che costruirò un
ospedale in cui sarà meraviglioso vivere". Non avrei mai cercato di
introdurmi, adattarmi in un ospedale come "sano", sicuramente non avrei
voluto lavorare con un ospedale che rifiutava di assistere i poveri.
Gesundheit
Institute Quindi alla fine del 1971 ho avviato l'attività del Gesundheit
Institute, un ospedale che non avrebbe fatto pagare il paziente, che non avrebbe
avuto nulla a che fare con le assicurazioni, che avrebbe accettato tutte le arti
e le pratiche e che le prime interviste con il paziente sarebbero durate 3-4 ore,
per sviluppare una relazione potrei magari andare a casa del paziente, diventando
amici, perché in questa amicizia si sviluppa l'arte medica. Soprattutto
nei due casi che ho ricordato all'inizio del discorso. Volevamo che l'ospedale
fosse un'esperienza simile a casa, infatti tutto lo staff del personale e le famiglie
effettivamente vivevano in ospedale. Si mangiava insieme, si faceva medicina insieme
e si facevano attività ricreative, teatro, insieme. Per cui il cotesto
in cui si praticava medicina era la gioia, la compassione e l'amore. Per esempio,
abbiamo sperimentato questo progetto per 12 anni: in tre e grandi stanze di 6
letti abitavano 20 persone dello staff e i bambini insieme. Nella nostra casa
ogni mese passavano dalle 500 alle 50 ospiti che stavano una sola notte. In quei
12 anni abbiamo visto 15.000 persone. 3000 di queste persone erano pazienti con
storie psichiatriche di molti anni, ma mai nella nostra storia abbiamo somministrato
uno psicofarmaco. Si creava un contesto di amore gioia e riso. Altre due importanti
componenti erano la collaborazione e la creatività, nessuna gerarchia,
tutti amici, proprio come quando un amico vi vene a trovare. Abbiamo smesso
questa attività nel 1983 per fare una campagna per raccogliere i fondi
e creare il nostro ospedale. 33 anni di questo progetto e sono ancora lì
che cerco di costruire questo ospedale. E' un'idea così radicale perché
negli Stati Uniti finora è sempre stato finora difficilissimo raccogliere
fondi. Quindi dall'83 non abbiamo più pazienti, abbiamo cercato di fare
pubblicità, abbiamo viaggiato in tutto il mondo per cercare fondi per costruire
l'ospedale e per promuovere la pace e la giustizia per tutti. Per finire con la
violenza per finirla con lo sfruttamento dell'ambiente, per continuare a ribadire
quanto assurdo sia che noi non siamo ancora convinti che dobbiamo curare tutti
allo stesso modo. Al centro del nostro lavoro c'è una rivoluzione politica
verso gli altri, verso l'amore. Ed è in questi 20 anni che abbiamo allargato
la nostra visione di quello che facciamo con il "clowning". Eravamo
un ospedale molto divertente, da morire dal ridere, eravamo divertenti anche con
i malati mentali.
Clown NON è terapia Mai è stata
una "terapia". E' importante capire che per noi la risata, l'amore,
la gioia, non sono mai stati "terapie", sono contesti sono ambiente
della vita dell'uomo. Come possiamo tollerare un ambiente che non esprime affetto.
Il problema da capire è che normalmente non c'è bisogno della terapia,
in certi casi sì, la si introduce. Mai nella vita vediamo situazioni per
cui possiamo dire che l'amore potrebbe anche non esserci. La risata e la gioia
dovrebbero già essere presenti e la collaborazione e la creatività
dovrebbero esistere esattamente per quello che vi serve per vivere. Tutto questo
crea un tessuto dove la terapia trova il contesto migliore per funzionare. Vorrei
proporre una domanda di tipo filosofico: "Come facciamo a tollerare una città
che non esprime affetto?" Come possiamo tollerare una città con
delle persone totalmente sole? Come abbiamo potuto perdere il contesto anche in
una famiglia? Questo fa parte delle cose che abbiamo cercato di portare avanti
negli ultimi 30 anni: dobbiamo amare tutti. Dobbiamo trasmettere la gioia ed essere
presenti in tutto il mondo. E sollevarci contro il pensiero che dice che il potere
e il denaro sono Dio e invece urlare che al contrario sono la gioia e l'amore
le cose che contano. (applausi) E adesso, 20 anni dopo ci sono clown in
tutti gli ospedali del mondo! Ma penso che sia sbagliato parlare in termini
di "terapia". Non basta dire: Adesso andiamo in reparto, benissimo,
abbiamo anche l'amore, abbiamo anche la gioia
" Il clown sta lì
per sussurrare continuamente "cambiamo il contesto"
e quindi occorre
essere un clown che esprime l'affetto che ricrea la quiete e non il clown che
è lì presente e che interpreta il suo ruolo.
Clown per
i rifugiati Abbiamo cercato di introdurre i clown anche nei campi di rifugiati
e anche in mezzo alla guerra, negli ambienti dove c'è tanta sofferenza
e dolore e dicendoci è lì che dobbiamo andare perché è
lì che c'è sofferenza e dolore. Per il clown è il fatto di
portare amore. E per tornare al fatto dell'importanza della clowbterapia per gli
adulti, ricordo una visita che ho fatto in un campo di rifugiati in Kossovo, in
Macedonia. Una guardia americana al check point mi disse: "Hei ragazzo cosa
credi di essere divertente? Credi che puoi portare il clown in un campo di rifugiati?
Dopo tutto non hanno da mangiare, non hanno scuola, non hanno niente, è
orribile e tu vuoi portare il clown, la gioia?" Invece mi ricordi un campo
in cui siamo andati in cui c'erano forse 20 clown e circa 8000 rifugiati. Alla
mattina del secondo giorno i clown erano riusciti a far "respirare di nuovo
la vita" in questa situazione. Se aveste visto l'esperienza del campo dei
profughi, avreste sicuramente una risposta più profonda dagli adulti: un
po' più di colore, un po' di musica, impegni presi in tono amichevole.
Insomma le persone si ricordano che vivono. Per tre volte abbiamo portato i nostri
clown in un conflitto. Sono molto felice che la città di Roma ha mandato
me e un gruppo di clown in Afganistan, è stato fatto un bellissimo film
di questa esperienza. Abbiamo appena saputo che il governo austriaco ci vuole
mandare in Iraq. E' una cosa che mi entusiasma moltissimo. Lo scorso Natale Susan
ed io abbiamo incontrato un gruppo di persone nella parte peggiore della Palestina,
nel punto più terribile presso i campi dei rifugiati. Abbiamo visto una
magia! Ero stato già nei paesi dove vige la pena di morte. Ricordo una
volta a Trinidad mi era stato chiesto di portare un clown per 5 uomini che sarebbero
stati impiccarti il giorno dopo. Potete capire che peso può avere un clown
per delle persone che il giorno dopo sarebbero state uccise per aver ucciso! E
invece 4 di loro erano così felici di q1uesta esperienza. Clown-Terapia
in ospedale Quindi vorrei ancora una volta qui davanti a voi, sottolineare
il fatto che non sono qui per aggiungere la parola "terapia" all'attività
del clown. Io penso che la ragione per cui la parola "terapia" è
stata avvicinata alla parola clown è perché qualcuno in ospedale
possa dire: "Oh, è una terapia? Prego, prego!" Questo è
stato vero per tutte le arti. Specialmente la parte tecnico-scientifica ha talmente
influenzato la medicina da far dimenticare che è fondamentale invece in
medicina praticare l'amore per il paziente. La risonanza magnetica è un
macchinario eccezionale ma non è medicina, un trapianto di reni può
salvare una vita, ma non è medicina! Medicina è rapporti, relazioni.
Ma la medicina non inizia quando somministrate una pillola o fate un intervento,
la medicina inizia quando guardate una persona negli occhi, le toccate il braccio,
l'accarezzate.
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